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domenica, 14 giugno 2009

Va bene, Vicina di Casa, hai vinto questa battaglia, questa volta chino il capo alla tua superiorità.



Sei stata furba, ti sei mossa bene, hai pianificato tutto alla perfezione. Ed io senz'altro sono stata un po' sprovveduta, avrei dovuto immaginare che la mia grassa risata alla tua simpatica caduta non sarebbe rimasta senza conseguenze.

Comprarti la pettinatrice perchè mi sistemasse i capelli secondo l'ultima moda della comunità mondiale dei Cocker Spaniel non dev'essere stato difficile. Quelle si corrompono con niente, due moine, una caramella e sarà stata tua, già me lo vedo.

Sabotarmi le scarpe perchè si rompessero entrambe lasciandomi con la suola sciabaccolante in piazza Duomo - quando ormai era troppo tardi per tornare indietro e troppo presto per defilarmi con grazia - con davanti millemila persone e ancora tre ore di camminata da affrontare zoppicando come un cavaliere di tornei in pensione è stata una bella mossa, mi congratulo.

Tramare alle mie spalle perchè fossi lasciata in piedi ore intere durante lo spettacolo, a sudare in solitudine la mia disgraziata frustrazione è stata pura perfidia, degna di te.

Ma ora dimmi, Vicina di Casa, dimmelo perchè sono stata un'avversaria onesta e sincera, dimmelo perchè ho sempre combattuto lealmente, dimmelo perchè me lo devi.

 

Come hai fatto a corrompere il piccione che mi ha bombardato?

condiviso con voi da ArancioMacchia alle 09:50 del sopracitato giorno. ricchi premi e cotillons per chi legge fino in fondo..
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sabato, 02 maggio 2009

Mattinata tranquilla nella nuova agenzia. Il sole splende, gli uccellini cinguettano, è quasi l'una. Sembra in tutto e per tutto una di quelle mattine che già sono volte al pranzo, quando ad un tratto ad interrompere la quiete dell'ufficio squilla il telefono.

- Bonifazi buongiorno, sono Silvia.
- [ umano, maschio, voce squillante, cinquantina d'anni? ] Buonasera signorina, sto chiamando per quell'annuncio del casale che ho visto sul giornalino.
- Quello da 450.000 euro?
- Si, quello!
- Un bellissimo casale, di pregio, anche antico.. si narra che ci sia addirittura passata Santa Rosa, si figuri! Voleva qualche informazione in più?
- Si, ecco, se poteva dirmi qualche altra cosa..
- Ma certo. Si tratta di un immobile del 1200, ristrutturato completamente meno di un anno fa da un noto architetto della zona. E' tutto in pietra, su due livelli, circondato da un parco di circa tredicimila metri, in parte lasciato a seminativo, oliveto e vigna, in parte a giardino con alberi ad alto fusto. Si entra al piano rialzato, dove è presente la zona giorno, una camera e un ba..
- [ interrompe ] Ah, mi scusi, allora la cucina non c'è?
- No, beh, ha ragione.. dicevo, c'è la zona giorno, cioè un soggiorno e una cucina, una camera e un..
- [ interrompe di nuovo ] Ah, ma allora non c'è la sala!
- [ battito di ciglia interdetto, l'Agente immobiliare che è in me si fa forza e spiega ] Come no, c'è il soggiorno! Se vuole possiamo anche chiamarla sala comunque..
- Si, beh, è meglio.
- Ricominciamo quindi. Dicevo, al primo rialzato..
- Ah, ma il piano terra non c'è?
- [ lunghi attimi di silenzio ] ..c'è il piano rialzato. Con otto scalini. Si entra da lì.
- Ah, vabbè. [ deluso ] ..diceva, la sala?
- Si, dicevo, al piano rialzato c'è sala, cucina, camera e bagno. Salendo per una bella scala in peperino si arriva al secondo piano..
- Ma il primo piano?
- [ il ringhio si ferma un attimo prima della cornetta ] ..al primo piano, si, dove è presente un altro bagno e una camera molto grande che i proprietari hanno ricavato eliminando il tramezzo che divideva precedentemente le due più piccole che c'erano..
- [ nuova interruzione ] Ah, ma allora ci sono solo due camere.
- Si, beh, ma la stanza al piano superiore si può benissimo nuovamente dividere in due, ha due finestre, per cui..
- Ah, no, beh, io avevo bisogno di tre camere..
- [ comincio a ticchettare con le unghie sulla scrivania ] Si, ma come dicevo infatti ci possono benissimo tornare, le tre camere..
- [ con tono sempre più rassegnato ] No, ma vede, perchè noi siamo in tre.
- ....
- E poi [ continua ] quanto è il giardino?
- .... [ deglutisco] Tredicimila metri. I tremila che circondano la casa sono recintati e circondati da una bella siepe..
- [ interrompe ancora ] No no, tremila metri è piccolo.
- Beh, l'altro ettaro è adia..
- [ senza darmi tempo ] E dove mi ha detto che era?
- A circa due km dal centro abitato [ lievemente interrogativa mio malgrado ]
- [ serissimo ] No no, allora è troppo lontano, no.. perchè non si può spostare, vero?
- ....
- ....
- .... no, temo di no.

C'è da cambiare questo annuncio in "Vendesi casale in pietra sospeso in aria. Sala, cucina, due bagni e due camere per tre persone. Possibilità di teletrasporto. Ottimo stato, arioso e pieno di luce."

Il mondo è pieno di gente curiosa.
condiviso con voi da ArancioMacchia alle 15:09 del sopracitato giorno. ricchi premi e cotillons per chi legge fino in fondo..
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giovedì, 16 aprile 2009

Ultimamente ho sviluppato una certa ritardite cronica. Me la immagino come un'appendicite infiammata, che dal vivo sia ringraziato il cielo non ho mai visto e che mi auguro che non abbiate visto nemmeno voi, perchè non dev'essere niente di così terribilmente affascinante.

Comunque, la faccenda è semplice: dimmi un'ora, poi calcolaci su quaranta minuti almeno e troverai l'ora in cui puoi cominciare ad aspettarmi dove abbiamo detto che ci saremmo incontrati senza che il tempo da attendere da solo diventi pesantemente irritante. Coi quaranta di margine, diciamo che potrei arrivare con.. dieci - dodici - quindici minuti di ritardo?

Il fatto è che non so nemmeno io perchè mi succede. Non è per tutta quella roba da donne tipo vestirsi, truccarsi, improfumarsi, pettinarsi, farsi pindarici viaggi mentali, comunque, no. Alla "veneranda" età di 24 anni sto imparando (?) adesso a truccarmi - e non mi caverete di bocca che lo sto facendo seguendo tutorial su internet, giammai! - non mi pettino da almeno dieci anni e mi accorgo sempre troppo tardi che ho addosso qualcosa di scucito / strappato / macchiato / impresentabile (in genere perchè qualche amica impietosa me lo fa notare).
No. E' che proprio il minuto prima di uscire, in genere, trovo sempre qualcosa di fondamentale che devo fare assolutamente adesso. Tipo tagliarmi le unghie. Oppure pulire la sabbietta di Dora Ginger. Oppure sistemare in ordine cromatico i libri della libreria. Oppure altra roba della stessa incredibile utilità e soprattutto improrogabilità.

Il mio problema più grande, comunque, sono le borse.
Non resisto mai ad una bella borsa. Soprattutto se è capiente. Diciamo che le mie preferite sono quelle tanto grandi che volendo potrei infilarmici dentro, chiudere da sola la zip e ritrovarmi ad avere ancora spazio per farci un pic nic con gli amici.
Quello che prima di entrare nel trip della borsa gigante una donna non sa, perchè in certe cose la donna è fortemente limitata, è che più la borsa è grossa e più sarà facile perderci dentro qualunque cosa. Questa relazione direttamente proporzionale si attua perfettamente anche con la condizione "più tasche ha la borsa", che è ugualmente capace di ingannare l'essere umano femminile - che in genere si scioglierà in sollucchero all'idea di avere così tanti buchetti nei quali potrà riporre tutti i suoi oggettini in ordine ben preciso, così da essere SICURA di ritrovarli.
In realtà "sicura" è morto come "tranquillo", e tu sarai sì certa di aver messo tutti i tuoi ammennicoli in quelle taschine, ma non ti ricorderai mai e poi mai qual'era quell'ordine preciso nel quale li avevi disposti. E anche "preciso", si sa, sta molto male.

Nella mia borsa attuale ci sono due ombrelli, tre paia di occhiali (che non uso, di cui due non sono neppure miei), un portafoglio pieno di robaccia in cui gli unici fogliettini colorati sono gli scontrini rigati dietro, vari opuscoli pubblicitari (orari delle farmacie di Terni, eventi viterbesi, depliant turistici orvietani in tedesco, pezzi di giornale, carte di roba da mangiare, il menù di un ristorante, ex-pacchetti di gomme sbrindellati, volantini appioppatimi da qualche postulante per la strada, pubblicità trovate sul vetro della macchina - perchè io non butto cartacce a terra. Le conservo finchè non mi ricordo che stavo cercando un cestino.) una scatolina con robe da donne (specchietti, trucchi ormai scaduti, pinzette, forbicine, altra roba), un accendino (perchè io non fumo, ma potrebbe sempre tornare utile), un cacciavite (..perchè io non avvito, ma potrebbe servirmi per rubare la posta dalla cassetta. Oppure per altre cose che ora non mi vengono in mente ma nelle quali sicuramente potrei trovarlo indispensabile), due cellulari di cui uno senza scheda, una calcolatrice rotta che da mesi devo portare ad un amico perchè la sistemi, un dischetto di cui ho dimenticato origini e contenuto ormai da molto tempo, matite, penne, pennarelli, temperini, biglietti da visita sfuggiti al portafogli, un barattolo di quelli da conserva con annesso tappo ma rigorosamente vuoto, un cavo usb, un mollettone, un righello, diversi orecchini spaiati, un pezzo di corteccia di pino (ecco, era resina quella cosa appiccicaticcia!), una bomboniera di laurea con un putto angelico col tocco in testa, la scatoletta delle vecchie lenti a contatto, la rinazina, un'agenda intonsa.. ed altro.


L'ultima volta l'ho fatta svuotare alla persona che mi ha aspettato così a lungo. Non mi ha giustificata, ma se non altro ha capito perchè ci ho messo quarantatrè minuti per trovare le chiavi.



P.S. Ho trovato lavoro. E per festeggiare, indovinate un po', ho comprato una borsa. Enorme.
condiviso con voi da ArancioMacchia alle 11:49 del sopracitato giorno. ricchi premi e cotillons per chi legge fino in fondo..
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giovedì, 05 febbraio 2009

In realtà, si parte sempre con le migliori intenzioni. Poi è la vita che ti blocca, e la vita a volte è talmente stronza che pure Camilla Parker Bowles le fa un baffo. E così, col sole del tramonto che ti batte in fronte e l'aria romanticamente pensosa ti perdi ad ottobre ad osservare un ipotetico futuro che vabbè, non è proprio rosa, però dai, è di quel grigino che al rosa ce la mette tutta per tenderci, e in fondo in fondo forse se lo guardi ad occhi un po' stretti, di profilo e da lontano, magari ci assomiglia pure. In quel momento, ti viene pensato solo che il sole illumina i belli, che allegria e gaiezza sono il sole dal quale tutto prospera, che io penso a te quando dal seno del mare il sole sorge e i suoi raggi dargeggia, che il fuoco di un camino non è caldo come il sole del mattino eccetera eccetera. Poi ti ritrovi a febbraio che non hai capito bene dove e quando ma qualcosa non deve aver funzionato alla perfezione, perchè all'improvviso, senza che te ne accorgessi, sei:

A) reduce da un lungo, pesantissimo mese di assistenza ospedaliera ai tuoi - prima orvietano, poi senese.
B) senza lavoro.
C) ingrassata.
D) irsuta.
E) con in casa due gatti rompicoglioni che si odiano fra loro.
F) con in tasca uno "stile basso" come giudizio ad una tesina che hai scritto per un esame universitario di tuo fratello, dallo STIMOLANTISSIMO titolo di "l'esteriorità come manifestazione della psiche, confronto tra Dracula e Dr Jekyll e Mr Hyde" - che tu a malapena ti ricordavi chi fossero, sti tizi, eppure sei riuscita ad infilarci pure la strega di Biancaneve in mezzo. Quattro pomeriggi di lavoro per un 27 che quello "stile basso" sminuisce terribilmente.

E ora, giovane donna dagli occhi d'arabia, sei ancora felice?
Cos'è questo strano ticchettio che sento provenire da.. da.. da dove? Che c'è, lì, il cuore?

Ah, no, c'è il fegato.

...no, non sono più un'Arancia felice. Sono diventata un'Arancia ad orologeria.
condiviso con voi da ArancioMacchia alle 14:19 del sopracitato giorno. ricchi premi e cotillons per chi legge fino in fondo..
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html creato da me, con la consulenza di Alexios976. nonostante come layout non sia travolgentemente accattivante ci ho messo diverso tempo, per cui sarebbe carino che non me lo fregaste. questo blog è stato visitato *loading* volte, il che mi pare davvero ragguardevole.